Giuseppe Neri

Ricordo di un amico

— Che scuola frequentano i tuoi figli?
— La materna e l’elementare dell’Istituto Giuseppe Neri.
— San Filippo Neri, vuoi dire!
— No, proprio Giuseppe Neri.
Non un santo canonizzato, un santo degli altari, ma uno di quella immensa moltitudine che festeggiamo l’1 e il 2 novembre.
 
Un gruppo di giovani amici, non ancora sposati, viveva l’esperienza della Chiesa attraverso il movimento di Comunione e Liberazione. Erano stati educati a riconoscere che il senso della vita è Cristo e a vivere la Sua memoria in ogni gesto: dal lavare i piatti all’andare in missione, dai rapporti in famiglia o coi vicini, al lavoro e all’insegnamento.
Due di loro (Giuseppe Neri era maestro di scuola elementare e così una sua amica, che assunse in seguito e per lunghi anni la direzione della scuola elementare dell’ Istituto) insegnavano nelle scuole dello Stato. Erano tempi di grandi cambiamenti, gli anni ’60.
Nella scuola c’era il desiderio di “svecchiare” metodi e programmi, di capire di più i bambini, di accogliere anche chi era in situazioni più difficili. Ma spesso a questo desiderio buono si affiancava una spinta a non considerare più l’insegnamento come “una missione” (siamo lavoratori come gli altri!); a dimenticare che le differenze esistono e non è negandole che si aiuta chi ha bisogno; a pensare che solo lo Stato è capace e in fondo ha il diritto di insegnare ed educare, mentre i genitori si dovrebbero occupare tutt’al più di gite, organizzazione, elezioni. Una spinta a cancellare l’importanza di saper scegliere, anche correndo il rischio di sbagliare, ma con chiara responsabilità e a dimenticare la necessità che ogni cammino educativo deve avere un maestro, una guida che ponga una proposta chiara e aiuti la libertà del più piccolo a crescere e a verificare quanto proposto.
Così, questo gruppo di amici tentò di fare quello che in passato avevano fatto gli ordini religiosi: provò a mettere in piedi una scuola, che guardasse al bambino nella sua integralità, che fosse “libera” perché appoggiata e sostenuta dalla scelta educativa delle famiglie, aperta a tutti quelli che, avendone conosciuto l’impianto educativo, vi scoprivano una speranza almeno per i propri figli e a volte anche per loro stessi.
Nel 1969, padre ormai di due bambini, Giuseppe Neri vide dunque iniziare la scuola materna ma, dopo una breve e incurabile malattia, vissuta e testimoniata a tutti come una risposta ad una chiamata, morì nel settembre del ’70, a soli 33 anni, un anno prima che partisse anche la scuola elementare e che nascesse l’Istituto Culturale Giuseppe Neri, a lui intitolato dagli amici per ricordarlo, certi che la sua compagnia e il suo aiuto non erano e non sarebbero venuti meno con la morte.